Descrizione
Il male non comincia sempre con l'odio. A volte entra con parole migliori: cura, progresso, identità, libertà. Non nega il bene - lo invoca. E proprio per questo è difficile da riconoscere. "Nomen Impositum" muove da una storia vera: il caso clinico di John Money e dei gemelli Reimer. Un bambino trasformato in prova vivente di una teoria; un fratello cresciuto come termine di paragone; una famiglia condotta, tra dolore e fiducia, dentro una promessa medica che avrebbe dovuto salvare una vita e finì per segnarne due. A osservare questa discesa è Sagranotte, voce antica e figura di misura, che attraversa Montauk, Baltimora, Londra, Washington, Norimberga e Winnipeg non per cercare scandalo, né per assolvere o condannare secondo il metro degli uomini, ma per riconoscere la forma di un male nuovo: il bene senza limite. Il romanzo segue il punto in cui la scienza, chiamata a curare, rischia di trasformare la persona in conferma; il momento in cui una teoria, nata forse per ridurre la sofferenza, comincia a chiedere al vivente di obbedire alla propria architettura. Corpo, nome, ruolo, identità, infanzia e desiderio vengono così interrogati alla luce di una domanda più antica del caso stesso: che cosa accade quando l'uomo, smarrita ogni misura più alta di sé, si convince di poter dare forma al vivente come a materia? "Nomen Impositum" non processa la scienza: le ricorda la coscienza. Non rifiuta la cura: le chiede di non smarrire il tremore davanti a ciò che non ha creato. Perché nessun bene resta bene se, per compiersi, ha bisogno che una persona diventi soltanto mezzo.
Dettagli
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1 settembre 2026
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156 p.
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ITA
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9791224083467