Descrizione
Il notaio napoletano Antonino Castaldo non finisce mai di stupire. Non solo perché dai suoi manoscritti hanno "scopiazzato" un po' tutti, o perché egli stesso ha attinto dal Rossi e da altri, ma perché ogni tanto salta fuori qualche carta inedita, per mano di copista mai prima d'ora indagato, che rallegra l'animo dello studioso. È così che, dalla miniera di dati in volgare qual è il «De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli» (meglio conosciuto come l'Historia), non solo ci è pervenuta copia in lingua spagnola - da noi tradotta e adattata al contesto - della «Vida de Don Pedro de Toledo» (pubblicata da ABE nella collana sui Viceré con la biografia completa), ma anche la cronistoria della rivolta del 1547 di Tomase Aniello Sorrentino, spesso confuso con il «Masaniello» di cento anni dopo.¹ Esse, parzialmente note a pochi studiosi, non sembrano mai essere state pubblicate in maniera integrale. Abbiamo dunque deciso di editare tutti i contenuti delle Historie, sia essi in volgare, sia essi in spagnolo, ma consultando solo le copie presenti presso le Biblioteche Nazionali di Napoli (BNN) e Madrid (BNE), che in genere indichiamo come opera del copista «D».² Si è sempre detto che a dare inizio alla Historia di Napoli sia stato il notaio Antonino Castaldo. Questo perché egli stesso si cita in più di una occasione nel testo, riscritto poi con varianti e aggiunte da decine di trascrittori e amatori della storia patria. Tra tutti spicca la testimonianza d'eccezione del cronista coevo Francesco Zazzera (1574-1626), trascritto per volontà dell'artista Domenico Gargiulo (Napoli, 1609/1612 - 1675), (essendo appellato «Eccellenza», si presume ne sia stato anche il finanziatore), in quanto «dalla cortesia del virtuoso gentilhuomo Don Antonio Savastano si è ottenuta la p[rese]nte copia nel 1667 per op[e]ra dell'Ecc[ellen]za pittore Domenico Gargiulo seu Micco Spataro».3 Il grande paesaggista barocco, testimone di eruzioni e rivolte, si fa qui realista contemporaneo, materializzando storie e personaggi della memoria popolare.4 Da qui l'idea di andare a monte e quindi di pubblicare, dopo aver fatto il confronto con i copisti «A» e «B», e specie l'Anonimo trascrittore, l'unico che appare di un periodo leggermente precedente a tutti, e quindi più vicino ai fatti, inserendolo a volte nei medesimi volumi dei nostri Diari, risultando precedente allo stesso Castaldo.5 In questo volume sulla rivolta del 1547, però, ci siamo affidati al solo Castaldo, avendo rinvenuto i primi quattro libri manoscritti del notaio, dando alle stampe il secondo libro originale, ricopiato dal copista «D», stavolta preceduto dalla premessa a nome di Scipione Micco, velocemente trascritta a suo tempo da Francesco Palermo, pur tirando la volata al Viceré. In tal modo abbiamo due facce della stessa medaglia, cioè due cronisti più o meno coevi, grazie ai quali il lettore può farsi un'idea più stabile sull'opera del Viceré Toledo, per cui il quadro che si ha è veritiero, e ancora più incisivo, grazie al capitolo di confronto, tratto dalla stesura di una Vita del Viceré fatta dal Miccio e trascritta da Palermo (Vita di Don Pietro di Toledo, Marchese di Villafranca, composta da Scipione Miccio, cittadino napolitano. In: Francesco Palermo, Narrazioni e documenti sulla storia del Regno di Napoli: dall'anno 1522 al 1667, a cura di, pag. XXXVIII). Ma è pur sempre Castaldo, che appare il collettore delle storie iniziali dei notai, le Historie, che poi si scoprirà cominciate da altri, quindi prima di lui, il quale dice: «lo lascio da parte per sbrigarme», e tratta «con brevità dalle cose più antiche, le Regine Giovanne et y Rè de Aragona, & le turbulentie di guerre a' tempi loro seguite, così di assai Rè con y Prencipi esterni, con lor Baroni, il che da molti et segnalatamente dal gran Giovi...
Dettagli
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Castaldo Antonino
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ABE
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2026
- In commercio dal:
- Pagine:
- Lingua:
- EAN:
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28 giugno 2026
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102 p.
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ITA
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9788872976593